FreeSync e G-Sync, le chiavi del rendimento visivo nei videogiochi di ultima generazione
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FreeSync e G-Sync, le chiavi del rendimento visivo nei videogiochi di ultima generazione

Maia Mulko
Maia Mulko

La sincronizzazione verticale o VSync è una tecnologia grafica creata dai produttori della GPU per ovviare allo screen tearing o strappo dello schermo, un'anomalia visiva che si verifica quando un dispositivo di visualizzazione cerca di mostrare più fotogrammi di quelli che effettivamente tollera. Ma il VSync, un'opzione attivabile o disattivabile generalmente inclusa nei parametri grafici della maggior parte dei videogiochi, sta diventando obsoleto nel 2020. FreeSync e G-Sync, tecnologie grafiche rispettivamente di AMD e Nvidia, sono destinate a rimpiazzarlo. Come e perché?

Le limitazioni del VSync

Il VSync ha il merito di essere stata la prima soluzione al problema del tearing, ma si tratta ormai di una soluzione della decade del 2000. Attualmente viene considerata rudimentaria e presenta contraddizioni che i membri della VESA (un'organizzazione internazionale di standard elettronici e video, che comprende i principali sviluppatori di tecnologia grafica, come i rinomati AMD e Nvidia) hanno cercato di risolvere per migliorare il rendimento grafico nei videogiochi più ambiziosi.

Per capire di che contraddizioni stiamo parlando, prima dobbiamo conoscere la funzione del VSync. Il VSync limita la quantità di fotogrammi renderizzati dalla GPU affinché si adeguino alla frequenza di aggiornamento del monitor, ovvero, con la quantità massima di immagini o fotogrammi che esso può mostrare al secondo (i famosi FPS, sigla che sta per “frames per second”). Quando questi numeri coincidono, e un monitor con una frequenza massima di aggiornamento di 60 hertz (Hz) mostra un videogioco a 60 fotogrammi al secondo, non ci sono problemi di visualizzazione. Ma quando la GPU esegue il videogioco a più di 60 FPS sullo stesso monitor, i fotogrammi si sovrappongono, “strappando” lo schermo in due o più parti, come mostra la seguente simulazione:

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/03/Tearing_(simulated).jpg

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In questo caso, l'attivazione del VSync eviterebbe l'errore, ma ci impedirebbe anche di eseguire il gioco a più di 60 FPS, il che potrebbe limitare l'esperienza e condizionare la fluidità del gioco, soprattutto negli eSports o altri giochi competitivi nei quali mantenere una velocità elevata di feedback visivo è fondamentale.

Specialmente in questo tipo di giochi, il VSync è controproducente anche perché, riducendo gli FPS, può causare un certo input lag, termine che denomina il ritardo nei clic o negli input della tastiera rispetto a quello che succede effettivamente sullo schermo. Ciò comporta uno svantaggio competitivo per i giocatori.

Inoltre, il VSync può provocare anche lo stuttering (o, colloquialmente, gli “scatti”) quando la quantità di FPS forniti dai GPU è notevolmente inferiore alla frequenza di aggiornamento del monitor. Ciò si traduce nei salti dell'immagine tanto temuti dai gamer.

L'aggiornamento adattativo

Per aggirare tutti questi contrattempi, la VESA ha sviluppato nel 2014 la tecnologia AdaptativeSync, che è stata incorporata all'interfaccia digitale standardizzata per la stessa associazione, DisplayPort 1.2a, e ha spianato la strada affinché i grandi produttori di GPU lanciassero sul mercato i propri strumenti basati sulla stessa tecnologia.

AdaptativeSync è uno standard gratuito della VESA che funziona come il VSync, però esattamente al contrario: invece di adattare gli FPS alla frequenza o alla velocità di aggiornamento del monitor, adatta la velocità di aggiornamento del monitor agli FPS che la GPU fornisce. Questa tecnologia ha eliminato il tearing e lo stuttering, e ha creato le basi per quello che FreeSync e G-Sync sono attualmente.

Dopo le non così acclamate FastSync di Nvidia ed Enhanced Sync di AMD, entrambe le aziende si sono adoperate per raggiungere un reale miglioramento nella performance del video. Nel 2013, Nvidia ha presentato la prima versione di G-Sync, un modulo di sincronizzazione che viene implementato direttamente nei monitor gaming (dei produttori che lo abbiano già acquistato), per lavorare indipendentemente dalla GPU.

Si tratta di un hardware a parte che supporta pannelli di alta gamma dinamica (o HDR) e, senza aggiungere nessun tipo di carico extra alla GPU, è riuscito a contrastare il tearing, lo stuttering e persino l'input lag. Il “dettaglio” più inconveniente riguarda forse il portafoglio, dato che questa tecnologia richiede quasi esclusivamente monitor di alta gamma. Inoltre, è compatible solo con le schede grafiche di Nvidia.

FreeSync, invece, è una tecnologia più aperta sviluppata da AMD, che supporta anche alcune schede grafiche di altri produttori (tra cui Nvidia, il suo principale rivale). Poiché non richiede un chip supplementare nel monitor, anzi trasmette a esso i dati della frequenza di aggiornamento tramite una GPU connessa allo standard DisplayPort 1.2a, è più accessibile perché compatibile con una quantità maggiore di monitor, non solo ad alta gamma ma anche a gamma media o medio-alta. E non è meno utile per i gamer dato che, oltre a ridurre gli errori grafici menzionati in precedenza, questa tecnologia supporta anche pannelli HDR, risoluzioni fino a 4K, e altri benefici che, inizialmente, avevano fornito a FreeSync un vantaggio commerciale rispetto a G-Sync.

Questa è la motivazione per cui Nvidia ha presentato nel 2019 G-Sync Compatible, una versione di G-Sync che si può attivare in monitor FreeSync con una GPU di Nvidia. Insomma: se non riesci a combattere il tuo nemico, usciti a lui.

Ma allora, qual è il migliore?

Alcuni ritengono che l'opzione di Nvidia offra un'esperieza di gioco superiore, mentre altri credono che non ci sia differenza nel rendimento o, perlomeno, che sia così minima che non valga la pena pagare di più. In tal senso, la risposta a questa domanda può dipendere da vari fattori, come il budget del giocatore, il tipo di gioco e/o il suo livello di “esigenza” grafica.

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