Neuralink, molto di più che Impianti Cerebrali
Neuralink Elon Musk Computo

Neuralink, molto di più che Impianti Cerebrali

Maia Mulko
Maia Mulko

Alla fine dello scorso agosto, Elon Musk ha presentato pubblicamente i chip Link VO.9 sviluppati da Neuralink, l'azienda di neurotecnologia che dirige dal 2016.

Sebbene il progetto sia rimasto abbastanza segreto fino al 2019, il suo obiettivo è sempre stato quello di produrre un dispositivo BMI (dall'inglese Brain-Machine Interfaces, ovvero “interfacce cervello-macchina”) per collegare i cervelli umani attraverso i computer, stabilire una comunicazione diretta e, così, permettere che le persone affette da mielopatia (una lesione al midollo spinale che causa problemi motori o diversi livelli di paralisi) o condizioni simili, possano utilizzare diversi dispositivi solo con la mente.

“Quando i fruitori penseranno a muovere le braccia o le mani, il Link comunicherà queste intenzioni a un computer tramite Bluetooth”, è spiegato sul sito web ufficiale di Neuralink. In questo modo, si prevede che i fruitori paralizzati potranno controllare dei cursori virtuali, almeno inizialmente. In futuro, l'evoluzione dell'algoritmo, che essenzialmente decodifica l'attività cerebrale, potrebbe permettere il controllo di altri dispositivi.

Durante la prima presentazione di Link VO.9, Elon Musk ha dimostrato la sua innovazione monitorando dal vivo l'attività cerebrale di un maiale, al quale era stato impiantato il chip (grande quanto una moneta) attraverso un breve intervento di chirurgia robotica con anestesia locale. Ha, inoltre, introdotto il robot che aveva eseguito tale operazione (necessario per il livello di precisione che essa richiede, soprattutto per evitare di danneggiare i vasi sanguigni) e un altro maiale perfettamente in salute che aveva posseduto Link per un periodo di tempo finché non gli è stato rimosso per provare l'innocua reversibilità dell'impianto.

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I neuroscienziati non sono del tutto sorpresi in quanto non è la prima volta che si “leggono” gli impulsi elettrici cerebrali di un animale (o essere umano), o si stimolano i suoi neuroni in aree specifiche, così come ha fatto Musk. Tuttavia, è la prima volta che un dispositivo con 1024 elettrodi connessi a fili flessibili, più sottili di un capello umano (si possono vedere solo con il microscopio), registra l'attività neuronale e trasmette i suoi segnali da remoto, oltre a prevedere il movimento e misurare la temperatura e la pressione intracranica in tempo reale (questi ultimi rilevamenti, in teoria, potrebbero annunciare attacchi cardiaci o ictus prima che si verifichino, promette Musk).

Che altro? La cosa certa è che Musk, leader anche di SpaceX, è ambizioso e ripone le sue aspettative nella convinzione che prevedere cosa un tetraplegico possa fare con i suoi arti potrebbe essere il punto di partenza per creare, attraverso un altro impianto, un “ponte” nel sistema nervoso che, prima o poi, possa restituire la mobilità al paziente.

Ha parlato, però, anche di telepatia, di “superpoteri” come la vista a infrarossi o ultravioletta e di altri impieghi molto in stile Black Mirror (serie fantascientifica citata dallo stesso Musk), come la memorizzazione, riproduzione e ripristino di ricordi e persino la possibilità di scaricarli su un altro corpo, probabilmente robotico.

Nonostante l'attenzione principale di Neuralink sia rivolta alla medicina, in particolar modo alle malattie neurodegenerative, disabilità sensoriali e motorie, inclusi i dolori cronici o i disturbi mentali come le dipendenze o la depressione (che si considera possano essere migliorati “correggendo” i segnali elettrici dei neuroni), Elon Musk non nasconde la possibile applicazione dei suoi chip alla popolazione in generale. In primo luogo, perché si stima che la maggior parte delle persone sperimenterà prima o poi nel corso della vita, specialmente durante la vecchiaia, un problema di salute che Neuralink potrà risolvere (molti dei quali relazionati al deterioramento del corpo dovuto all'età).

In secondo luogo, perché Musk crede fermamente che per “sopravvivere” all'intelligenza artificiale, l'umanità debba acquisire un grado elevato di simbiosi con essa. In altre parole, che dobbiamo “incorporarla” prima che ci sorpassi o, addirittura, minacci la nostra esistenza. Per lui, si tratta del modo migliore per tenerla sotto controllo.

Se alcuni pensano che l'intelligenza artificiale possa semplicemente allinearsi ai valori umani in modo che sia sempre “al nostro fianco”, o che non supererà mai direttamente l'intelligenza biologica, per Elon Musk questa è una possibilità catastrofica che si può prevenire soltato combinando preventivamente le due intelligenze tramite i dispositivi BMI impiantati nel nostro cervello, in maniera tale che ognuna delle due possa apprendere dall'altra.

Dunque, immaginate un futuro con una generazione di umani con superintelligenza, supercreatività, supermemoria e superaccesso illimitato all'informazione, il che risolverebbe il problema della monopolizzazione della stessa o della censura (a livello governativo, per esempio). In fin dei conti, otterremmo le risposte attraverso il pensiero (e non con dispositivi esterni) in un Internet globale operativo nei nostri cervelli. Ossia, il chip carico di intelligenza artificiale sarebbe come un'estensione di noi stessi, un “terzo strato cognitivo”, dopo la corteccia cerebrale (responsabile della percezione, pensiero, immaginazione, giudizio, pianificazione) e il sistema limbico (che regola le risposte fisiologiche, le emozioni e gli istinti).

Tuttavia, nonostante la simbiosi possa essere considerata come una relazione positiva reciprocamente vantaggiosa, il cammino verso il transumanesino può celare diversi pericoli. Dall'imprevedibilità degli algoritmi del machine-learning all'entrata in conflitto dei due tipi di intelligenza, o la sicurezza dei dati neuronali raccolti dai chip (sostanzialmente, come possiamo evitare che ci hackerino il cervello?).

Dopo tutto, stiamo parlando dell'organo che ospita la nostra personalità, i nostri sentimenti ed emozioni, i nostri ricordi e pensieri più intimi, il nostro raziocinio... In breve, tutto ciò che ci rende umani.

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